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AGRICOMPOST - l'organico di casa nostra per il concime della nostra terra


In occasione di uno specifico evento che si è tenuto presso l’Orto Botanico dell’Università Politecnica delle Marche, il progetto “AGRICOMPOST” presenta al pubblico e agli operatori del settore agricolo i primi risultati.
“Il lavoro” ha spiegato Simone Cecchettini, Presidente del CIR33 “ha come obiettivo quello di valutare l’effetto del compost, ottenuto dalla raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti urbani, su fertilità del suolo, produttività colturale e utilizzo come substrato pacciamante in colture arboree tipiche del centro Italia”.

L’impiego del compost, prodotto presso l’impianto del Consorzio CIR33, è stato valutato nella prima sperimentazione sulle produzioni di granella di mais e su insilato di mais, fornendo lo stesso quantitativo di azoto in forme diverse: compost e minerale.
“I risultati preliminari ottenuti dai ricercatori della cooperativa HORT sono molto importanti.”, ha sottolineato il professor Davide Neri dell’Università Politecnica delle Marche, “Infatti, le prove hanno messo in evidenza come il compost abbia effetti positivi sulla resa del mais da insilato per diversi parametri (peso secco granella, peso secco stocco e foglie, peso secco biomassa e produzione attesa e reale)”.

Ora si attendono i risultati delle analisi del terreno che attualmente sono in carico presso il laboratorio dell’Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche (ASSAM), che forniranno ulteriori elementi di confronto tra compost e concimazione minerale.

L’utilizzo del compost CIR33 è inoltre stato valutato come substrato pacciamante su un giovane oliveto (Piantone di Mogliano) ad alta densità di impianto (1250 piante/ettaro) e posto a confronto con altri materiali organici o in combinazione con essi. Obiettivo di questa seconda sperimentazione era quello di monitorare gli effetti sulle caratteristiche fisiche del terreno (temperatura e umidità), sulla capacità di controllo dell’insorgenza e sviluppo delle erbe spontanee e sulla crescita vegetativa dei giovani olivi. I risultati preliminari hanno evidenziato che la presenza del compost, da solo o in combinazione con pannelli di fibra di cocco, provoca un innalzamento della temperatura fino a una profondità di 30 cm di circa 1-2°C rispetto al suolo non pacciamato, mentre l’azione di contenimento dello sviluppo delle erbe spontanee del compost è assai efficace se adoperato in abbinamento con il pannello di cocco.
Nel proseguimento della sperimentazione di sicuro interesse saranno i rilievi previsti per la prossima primavera-estate che forniranno utili indicazioni sull’accrescimento vegetativo dei giovani olivi (effetto nutrizionale del compost), sulla capacità di contenimento dell’inerbimento lungo la fila, ma anche sulla fertilità del suolo e sulla disponibilità di sostanze nutritive negli avvicendamenti colturali erbacei marchigiani.

“I due incontri pubblici finora organizzati”, secondo Cecchettini, “oltre a prevedere la divulgazione dei risultati delle prove sperimentali, sono stati sviluppati adottando metodi innovativi in grado di prevedere la partecipazione degli addetti al settore. Il progetto AGRI-compost, infatti, intende avviare un processo di condivisione delle esperienze con i professionisti del settore e si prefigge di identificare itinerari tecnici rivolti all’inserimento della “cultura del compost” nelle pratiche colturali diffuse in ambiente centro italiano, fino ad arrivare alla creazione di un network tra agricoltori, contoterzisti, funzionari pubblici”.

“I risultati nel confronto tra concime minerale e compost confermano la possibilità di utilizzare il compost nell’ambito delle normali attività agricole”, ha concluso il professor Neri, “con vantaggi non solo dal punto di vista produttivo, ma anche economico ed ambientale”.


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